THEMES  THAT YOU LIKE
"Ero sveglia. Ma non avevo il coraggio di aprire gli occhi.
Ero viva. Ma non avevo voglia di crederci.
Come un automa mi alzai lentamente dal letto e attraversai la camera, raggiungendo il bagno. Nella penombra, mi appoggiai al lavandino, quasi simulando un attacco di cuore.
Alzai gli occhi.
Mi voltai.
Aprii il rubinetto della doccia.
Scorrendo, il gorgoglio dell’acqua coprì voci confuse nella mia testa.
Qualcuno stava ridendo?
Deglutii.
Tolsi la maglia del pigiama. Sfilai i pantaloni.
Il calore dell’acqua calda stava invadendo la stanza.
Incontrai il mio riflesso nello specchio e commisi un errore imperdonabile.
Fissai la mia immagine.
Il mio corpo deforme.
Un immenso disgusto.
L’amaro in bocca.
Altre risate.
Battei la schiena contro il muro freddo, scivolando a terra, rannicchiandomi, stringendomi, soffocandomi.
Chiusi gli occhi. Li strizzai forte tanto da sentire pulsare le tempie.
Forse pregai.
Volevo sparire.
Immagini sbiadite della mia vana e fuggevole vita mi passarono davanti, scorrendo veloci, come un film in bianco e nero. Protagonista e antagonista di me stessa.
Sola.
Sola, come l’ultimo raggio di sole oltre il cielo prima di un diluvio furioso.
Sola, come un’onda del mare infranta su uno scoglio, che non ritorna più.
Ma non successe nulla.
Tornai alla realtà.
Sfiorai con le dita le cicatrici sul polso destro.
Ora respiravo affannosamente. Un impulso impetuoso e indomabile mise a fuoco il mobiletto accanto al lavandino.
Ancora risate.
Faceva male.
Un solo istante.
Una lametta.
Una qualsiasi.
Dare un nome ad ogni lacrima di sangue.
Recidere quella mia angoscia sulla pelle per poi farla scivolare via.
Il cuore batteva veloce, tremava più di me.
Bastava cosi poco.
Bastava così poco? Mi alzai da terra infilandomi sotto la doccia. L’acqua inumidì la mia pelle ma non la mia sofferenza. Il calore m’invase le ossa ma non placò la paura. Ero sempre stata schiava di una realtà che qualcun altro aveva deciso per me, di un destino mai convenuto.
Non mi ero mai sentita viva. Non avevo mai avuto uno scopo da raggiungere, un obiettivo da perseguire, un motivo preciso per farlo.
Abbandonarmi alle volontà di una vita tediosa e ripetitiva, ormai, mi aveva condotto all’annichilimento, e ne ero esausta.
Valutai la morte come una delle possibilità più concrete. Sapevo perfettamente che, per quanto terrificante avrebbe potuto essere, non sarebbe stato peggio che continuare a vivere. Non ne valevo la pena. Mi riconoscevo in una specie di virus, un batterio che stava lentamente avvelenando il giardino del mondo, inquinandolo irrimediabilmente con la mia presenza. Ogni fiore, ogni petalo, ogni incanto. E non potevo farci niente. Ero l’errore distinto da una penna scarlatta nei temi in classe, avevo metastasi ovunque. Non riuscivo a guardarmi; non riuscivo a chiedermi chi fossi, e che fine avessi fatto."


Manuela G., frammenti del mio libro (via rivoluzionaria)

(via rivoluzionaria)